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Gruppo
di lavoro centrato sulla relazione medico-paziente
Le dinamiche di rapporto che si instaurano tra operatore e utente sono
a volte difficili da cogliere: non sono rari i casi in cui ci accorgiamo
che qualcosa non sta funzionando, indipendentemente dalla precisione dell’inquadramento
o dalla correttezza dell’intervento.
Quando una persona ci chiede di occuparci di lei - per un disagio, una
sofferenza, una tensione del corpo e/o dell'anima - genera anche una serie
di aspettative nei nostri confronti, molte delle quali inconsapevoli.
Queste attese si intersecano con le nostre motivazioni a fare il nostro
lavoro, molte delle quali, anche qui, inconscie.
Noi vogliamo riflettere insieme proprio su questo crocevia, che se lasciato
inesplorato può rendere la relazione pesante per l'operatore e
poco efficace per l'utente.
Il
progetto prevede tre incontri, che comprendono un breve inquadramento
teorico di alcune tematiche relazionali e uno spazio prevalente di discussione,
condivisione, supervisione di casi portati dai partecipanti.
I singoli colleghi hanno quindi modo di rivedere storie o momenti della
loro pratica clinica e di ragionarvi con gli altri, utilizzando le competenze
specifiche dei conduttori.
Al
fine di far crescere la coscienza clinica del significato e del valore
della nostra pratica, così come dei suoi limiti, verranno presentate
alcune tematiche, tra cui:
- Come costruire una relazione di aiuto, con la sua asimmetria e le sue
delimitazioni.
- Come muoversi in un tipo di trattamento di ordine energetico, che agisce
a un livello profondo e in cui il contatto fisico è qualcosa di
molto potente, senza che si creino confusione ed equivoci.
- Come sviluppare il sentimento di fiducia alla base dell’alleanza
terapeutica.
- Come affinare l’empatia, cioè la capacità di capire,
sentire e condividere i pensieri e le emozioni di un altro, senza lasciarsi
catturare dal gioco emotivo del paziente.
- Come impostare un setting terapeutico, che è il contenitore in
cui si struttura il lavoro, è l’insieme dell’atteggiamento
mentale e dei comportamenti, è lo spazio e il tempo del trattamento.
- Come conciliare neutralità dell’operatore, cioè
una sua profonda astensione dal giudizio, e possibilità di modificare
le abitudini di vita di chi chiede il nostro intervento.
- Come identificare le proprie competenze e come mettersi in relazione
con colleghi, medici, utenti.
Lo
spazio condiviso tra paziente e agopuntore
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